Una startup non è un gioco

È tutto un gioco. O forse no?

Ciao! Dopo un periodo di pausa torno a scrivere sul blog, ricominciando con un argomento che solitamente non è nelle corde di questo sito. Questa riflessione è nata un po’ per caso leggendo questo articolo pubblicato su Il Fatto Quotidiano in cui si parla di startup lontano dall’Italia. Inizialmente lo stavo condividendo sui miei profili social con un breve commento ma, mano a mano che scrivevo, i pensieri prendevano sempre più forma e quindi eccomi qui per capire insieme a te il motivo per cui è così difficile in Italia portare avanti una buona idea, specialmente se si tratta di soluzioni che prevedano l’utilizzo di strumenti informatici e del web.

Il web non è un gioco
Il web non è un gioco – Fonte Unsplash

Quella riportata nell’articolo de Il Fatto Quotidiano è una storia come tante ma la schiettezza di due frasi in particolare mi ha colpito: la prima è questa.

In Italia credevano fosse un gioco

Quanto è vero! In Italia regna ancora una mentalità per cui la tua professionalità è riconosciuta ed apprezzata solo ed esclusivamente per quello che fai. Intendiamoci, è giusto e sacrosanto valutare sulla base di risultati concreti e visibili ma il più delle volte, quando si parla di lavori attinenti al web e all’informatica il cui risultato può dipendere più da ciò che sai piuttosto che da ciò che fai, vieni catalogato come una persona a metà tra il visionario e lo stravagante che non può avere competenze realmente spendibili e meritevoli di una buona retribuzione.

Quante volte hai sentito qualcuno lamentarsi di una qualche inefficienza nel suo business che si sarebbe potuta risolvere attraverso una soluzione tecnologica?
Io non le conto.
Ora, quante volte, magari dopo avergli spiegato con passione e chiarezza che poteva superare questo scoglio in modo relativamente semplice, il tono della risposta era più o meno: “non ho tempo seguire anche queste cose” oppure “lavoro meglio come ho sempre fatto” o ancora “figuriamoci se una cosa del genere può prendere piede“?
Scommetto altrettante volte.
E poi leggi storie come quella di questi due ragazzi e realizzi che qualunque idea possa risolvere concretamente un problema o un’inefficienza, può diventare un business.
Classificare il tutto come una perdita di tempo o un passatempo che deve rimanere tale “perchè non sarà mica un lavoro quello lì” si rivela molto spesso un errore.
Questo atteggiamento trova conferma nell’altra frase chiave di questa storia che ha ispirato la mia riflessione.

Se foste stati una società italiana, non avremmo investito i nostri soldi con voi

Che tu sia un lavoratore autonomo, un imprenditore o un lavoratore dipendente il discorso è sempre lo stesso, lo conosci benissimo e non c’è molto da aggiungere: dove non ci si mette la mentalità, ci si mettono burocrazia e tasse di questo paese che gioca ad imbrigliare il potenziale delle tue capacità.

Conclusioni e buoni propositi

Stai pensando: “Che pessimismo!”
Non è così: io sono convinto che si debba semplicemente trovare il modo corretto di far capire il potenziale inespresso che il web, l’informatica e la tecnologia possono aiutare a liberare completamente attraverso le conoscenze e le professionalità di persone come me e te.
In che modo? Sto tentando anch’io di capirlo e in questo blog, d’ora in poi, cercherò di costruire pezzo per pezzo questo puzzle.
Se vuoi aiutarmi, ti aspetto nei commenti.

Buona settimana!

Pubblicato da

Riccardo Corna

Sistemista informatico certificato su tecnologie Microsoft ed Apple, geek atipico con una passione per le t-shirt stupide, stregato da tutto ciò che riguarda comunicazione e crescita personale, autore dei siti ITSpecialist.pro e AppleSpecialist.pro.